Stanley Tucci torna a parlare di cucina italiana e ancora una volta lo fa con una passione che sorprende. A Trieste, durante il congresso “Futura 2026”, l’attore ha ricevuto il titolo di Ambasciatore del Gusto. Le sue parole hanno acceso la sala. E raccontano un legame profondo con l’Italia che nasce da lontano.
Un riconoscimento che celebra un viaggio lungo una vita
Ospite d’onore degli Ambasciatori del Gusto, Tucci ha ricevuto la nomina a socio benemerito. Un titolo che premia non solo il suo lavoro televisivo, ma anche il suo impegno nel raccontare l’Italia in modo autentico. Non un Paese da cartolina. Ma un luogo vivo, ricco di storie, cucine locali e culture che cambiano da regione a regione.
L’attore ha spiegato che la sua missione non è “romanticizzare” la cucina italiana. Preferisce celebrarla per ciò che è davvero. Per la sua forza, per la sua varietà, per quella capacità unica di parlare di territori e persone.
Un legame nato in famiglia e cresciuto nel tempo
Tucci lo ripete spesso. Il suo primo incontro con la cucina italiana è avvenuto nella sua famiglia italoamericana. A casa, tutto accadeva in cucina o a tavola. Si mangiava e si parlava del cibo che si era mangiato o di quello che sarebbe arrivato il giorno dopo.
L’attore ha ricordato anche l’anno trascorso a Firenze, tra il 1972 e il 1973. Un periodo che lo ha segnato profondamente. La cucina, dice, gli ha “svoltato la vita”. Lo ha aiutato a capire l’Italia anche quando era ancora un ragazzo.
Combattere gli stereotipi senza negarli
Uno dei punti più importanti del suo discorso riguarda l’immagine dell’Italia all’estero. Negli Stati Uniti, racconta Tucci, per lungo tempo ha prevalso una visione stereotipata sia del Paese sia della sua cucina. Italia uguale pizza, pasta e stereotipi vecchi di decenni.
Lui ha deciso di raccontare altro. Non una contronarrazione aggressiva, ma un ampliamento dello sguardo. Perché la cucina italiana è molto più di tre piatti iconici. È un mosaico di tradizioni, climi, comunità. Un intreccio di influenze che cambia da zona a zona.
L’Italia raccontata attraverso i territori
Vent’anni fa Tucci ha avuto un’intuizione semplice ma potente. Raccontare l’Italia partendo dai suoi territori e usare il cibo come strumento narrativo. È nato così il suo metodo: far emergere storie, produttori, chef, allevatori, casari, persone che custodiscono tradizioni antiche.
Vuole raccontare chef come Antonia Klugmann o Carlo Cracco. Ma anche l’allevatore campano, il casaro trentino, il buttero maremmano. Ogni storia è un tassello della stessa identità.
Una cucina amata nel mondo per la sua semplicità apparente
Tucci ha ricordato anche come molte persone, soprattutto negli Stati Uniti o nel Regno Unito, fino a pochi anni fa non sapessero cosa fosse davvero un risotto. I suoi documentari hanno aiutato molti a scoprirlo, soprattutto durante il periodo del Covid quando viaggiare era impossibile.
Perché oggi la cucina italiana è così amata? Secondo Tucci, per la sua natura diretta e per la qualità della materia prima. Spesso bastano cinque o dieci ingredienti. Pochi, ma buoni. E proprio per questo serve grande attenzione, perché non ci sono “altri mille prodotti” che coprano eventuali difetti.
Tradizione e innovazione possono convivere
Tucci rifiuta una contrapposizione netta. Tradizione e creatività possono andare insieme. Un piatto può essere rielaborato, decostruito o presentato in modo nuovo. Ciò che conta è rispettare l’essenza dell’ingrediente.
Il problema nasce solo quando l’eccesso tecnico rischia di far perdere l’identità del piatto. Un po’ come quando un attore “strafà” e oscura il personaggio.
Perché questo riconoscimento conta
Gli Ambasciatori del Gusto hanno spiegato la motivazione del premio con parole chiare. Tucci è un artista capace di portare “il cuore della cucina italiana” nelle case di tutto il mondo. Non solo cibo, ma cultura, storia e convivialità.
I suoi programmi hanno mostrato che sedersi a tavola, in Italia, significa molto più che mangiare. Significa celebrare la vita. Significa condividere. Significa raccontarsi.
Ed è per questo che Stanley Tucci è oggi un vero Ambasciatore del Gusto.




